È da una strana alchimia di sangue e circostanze quella da cui nasce Barbara Abaterusso, artista e designer di rilievo internazionale. Padre pugliese e madre veneta, si innamorano a dispetto delle profonde diversità geografiche e caratteriali, due venti contrari ma provenendo entrambi da famiglie di sarti e costumisti, trovano nel multiforme universo del tessuto il filo che li unisce. Il padre, discendente da una famiglia greca di mercanti di stoffe, persegue bellezza e arte. Spirito ribelle ma con grande senso della famiglia, porta con sè i linguaggi forti delle terre salentine da cui proviene, dove il barocco trova, nei fastosi ricami dorati e contaminazioni orientali, la sua massima espressione. La madre veneta, una donna emancipata di origini austriache, è la sintesi di un altro mondo. Razionale e pragmatica, austera e molto colta, ha grandi capacità organizzative, ma allo stesso tempo porta con sé la massima espressione di fasto e straordinaria bellezza che appartiene alla sua città, Venezia, incredibile esempio di come anche l’architettura può diventare merletto.

“Il ricordo è uno dei processi mentali leggibili nelle mie opere, così la costruzione della memoria diventa il motivo centrale del mio lavoro. Ripercorrendo la mia storia personale ho capito quanto sia importante e necessario partire da se stessi, trasformando le proprie esperienze in creatività fruibile agli altri.”

In lei è ancora vivo il ricordo delle donne della sua famiglia che usavano riunirsi con amiche e vicine di casa per dedicarsi al ricamo, all’uncinetto, al cucito. Non a caso il nuovo atelier di via Monserrato, nel cuore di Roma, è un luogo della reminescenza, tanto è forte il richiamo tra lo stile architettonico molto vicino a quello dei palazzi del Salento, la terra di origine del padre, e le opere esposte, che riprendono i temi del pizzo e del cucito, degli ori e degli argenti che ricordano la cara Venezia, universo femminile della madre e dell’amatissima nonna.